Ciclisti contro auto: e se il problema fossimo noi?

La convivenza tra ciclisti e automobilisti a volte assomiglia un alloggio condiviso mal organizzato Ognuno ha le sue abitudini, le sue certezze, le sue stranezze e soprattutto… Ognuno è convinto di essere l'abitante più ragionevole dall'appartamento. Come spesso accade, ci piace ricordare alla gente cosa sbagliano gli automobilisti e, diciamo la verità, spesso sbagliano di grosso.

Ma una domanda merita di essere posta con calma, senza tensione, quasi con tenerezza: E se noi ciclisti non fossimo i santi patroni della mobilità dolce che a volte ci piace immaginare?

Di Jeff Tatard – Foto: @jefftatard

La porta che si apre: trauma nazionale… ma che dire dei nostri zigzag?

Cominciamo con il classico dei classici : la porta che si apre senza preavvisoSì, è pericoloso, sì, è inaccettabile. Su questo non c'è dubbio.

Ma è anche necessario recondiventerebbe chiaro che, se dovessimo riprodurre i nostri spostamenti quotidiani con una telecamera di bordo, anche con Oakley Meta avvitati sul naso, alcuni sembrerebbero più un casting per Ninja Warrior piuttosto che una dimostrazione di guida fluida.

Chi non ha mai tentato quella piccola corsa felina per intrufolarsi? tra due auto ferme, con la stessa compostezza con cui la bicicletta sarebbe larga 12 centimetri?

Chi non ha mai trasformato una fila di veicoli in una pista da slalom gigante perché "È un passaggio ampio" mentre, onestamente, sembrava adattarsi perfettamente solo alle nostre menti entusiaste?

Per non parlare del classico: fissano lo specchietto retrovisore del conducente, cercando di indovinare la sua prossima manovra dalla sua espressione.…mentre contemporaneamente vira esattamente mezzo metro a sinistra. Il famoso controllo di sicurezza che produce l'effetto opposto a quello desiderato.

Insomma, quando l'auto ci sorprende, è una scandaloQuando sorprendiamo l'auto, è...agilitàLa parzialità è chiaramente visibile.

Il ciclista, quell'animale convinto che uno spazio di 12 cm equivalga a un'autoroute

Il semaforo rosso: simbolo autoritario o semplice segnale luminoso?

Tendiamo a dire che la città dovrebbe essere a nostro favore, che i semafori a volte sono assurdi, mal regolati, troppo lunghi, inutili.

Il problema è che Spesso li consideriamo come… suggerimentiNon tutti, non sempre, ma abbastanza perché gli autisti a volte ci guardino come... un genitore di fronte a un figlio che nega di aver finito il barattolo di marmellata anche se ne ha ancora un po' sulle guance.

Il semaforo diventa rosso. Lanciamo occhiate furtive. Non succede nulla. Andiamo avanti.

Con quella rapida pedalata del ciclista, fingendo che non fosse davvero un incendio, ma piuttosto un indicazione del colore del tipo negoziabile.

Poi, un minuto dopo, siamo indignati perché un automobilista non sta rispettando la regola.

È difficile fare la morale con le dita ancora ricoperte di marmellata... e quella piccola espressione colpevole che tutti conosciamo.

Cavalcare in due affiancati: una pratica nobile, ma non sempre diplomatica.

Andare in giro fianco a fianco è piacevolePermette la discussione, tramitetagPer respirare. E in molti casi è legale.

Ma su una strada stretta, dietro un'auto che ci segue da 800 metri senza osare sorpassare, questa nobile pratica si trasforma rapidamente in professionista irritante.

Soprattutto perché, quando si corre in due fianco a fianco, ce n'è sempre uno che non ha le gambe altrettanto forti e che dice: "No, ma vai pure, qui sto bene, lo giuro." pur non sentendosi affatto bene, non è ancora pronto a rinunciare al discorso sulla prossima uscita del club.

Ci si potrebbe dire: "Sì, ma ne abbiamo il diritto." È vero. Ma avere il diritto non significa sempre fare la scelta giusta. ConvivenzaQuesta non è giurisprudenza: è buon senso.

Auricolare nell'orecchio, telefono agganciato al manubrio... vita moderna

Ci lamentiamo giustamente degli automobilisti distratti dai loro smartphone.

Ma chi non ha mai incontrato un ciclista (o non è mai stato quel ciclista) con:

  • un auricolare avvitato in un orecchio,
  • il telefono è montato anche su un supporto per manubrio che visualizza Google Maps,
  • il Garmin sul lato,
  • il podcast di Guillaume Pley, sandbox ou Bistrot in bicicletta sullo sfondo,
  • e una microesitazione a ogni incrocio degna di una coreografia moderna?

Nel frattempo, dietro di loro, un'auto si chiede: "Mi ha sentito? Mi ha visto? Farà una svolta a sinistra poetica ma imprevedibile?"

Siamo onesti: se non vedessimo mai i ciclisti fare questo... ci faremmo meno domande.

L'unico posto dove le regole vengono rispettate... finché non vengono dimenticate.

Piste ciclabili: territorio protetto… o spazio di totale libertà?

Pretendiamo, e giustamente, che le piste ciclabili siano rispettate. Urliamo quando qualcuno le blocca. Brontoliamo quando un automobilista ci mette due ruote sopra "solo per un minuto". Non salutiamo nemmeno in silenzio i monopattini che ci tagliano la strada. Ma allo stesso tempo...

A volte trasformiamo queste tracce in spazi multiuso :

  • sorpasso spericolato
  • inversione di marcia improvvisata,
  • arresto brusco per disattivare la modalità di risparmio energetico del GPS,
  • o quel famoso momento in cui cambi direzione solo per evitare una pozzanghera come se fosse acido.

In sintesi: Vogliamo tracce impeccabili, ma Non siamo sempre impeccabili. sopra.

E se la convivenza ci imponesse di accettare di guardarci allo specchietto retrovisore?

Certo, ci sono conducenti irresponsabili, spericolati, aggressivi e pericolosi. Certo, la città rimane ancora in gran parte pensando a loro. Certo, Alcune infrastrutture ci costringono a correre dei rischi che preferiremmo evitare.

Ma se vogliamo essere credibili, ascoltati e rispettati, Forse dobbiamo accettare che la convivenza è un equilibrio fragile… a cui partecipiamo tanto quanto loro.

E se smettessimo di considerarci gli eroi incompresi della mobilità urbana? reconÈ possibile che a volte anche noi possiamo essere un po' fastidiosi?

Charte 3bikes del ciclista imperfetto (ma ben intenzionato)

Perché tutti noi vogliamo salva il pianeta, non la pazienza degli automobilisti.

  • Ammettiamo di aver già passato col rosso in passato. “tecnicamente arancione scuro”, perché non c’era nessuno lì… tranne un piccione che, a differenza degli altri, rispettava il codice.
  • Ammettiamo di aver guidato due affiancati per parlare di un argomento evidentemente vitale, costringendo un'auto dietro a riscoprire la sofrologia.
  • Ammettiamo di aver già tagliato la traiettoria da un'auto, pensando che la nostra intenzione fosse letta molto chiaramente nella nostra aura ciclistica, per quanto approssimativa.
  • Ammettiamo che le sorprese sono meravigliose durante un compleanno, molto meno quando si tratta del nostro cambio di direzione improvvisatoé senza indicatore di direzione umano (chiamato anche “piccola spinta ambigua”).
  • Ammettiamo che Esigere rispetto implica essere, come minimo, prevedibili.…o anche solo un po' leggibile.

Conclusione: e se andassimo davvero avanti insieme?

La domanda non è chi ha ragione o tortoLa domanda è se come fare il route più calmo, più leggibile, più piacevole per tutti.

Se vogliamo che gli automobilisti ci rispettino, primatage, forse dovremmo iniziare con reconnascere che Non siamo sempre irreprensibili.Non per flagellarci. Non per "equilibrare le colpe". Ma per ricordare una semplice verità: La convivenza non è un gioco. È uno sforzo ditage.

E se potessimo iniettare un po' di umorismo, un po' di moderazione, un po' di lucidità... allora forse il route sarebbe meno un campo di battaglia, e primatage uno spazio dove respirare meglio.

Dopotutto, stiamo tutti pedalando attraverso lo stesso paesaggio.

=> Tutti i nostri articoli Mag

=> Ciclisti sul route cosa dicono le regole

Jean-François Tatard

- 44 anni - Atleta multidisciplinare, sales coach e consulente sportivo. Collaboratore su siti specializzati da 10 anni. La sua storia sportiva è iniziata quasi con la stessa rapidità con cui ha imparato a camminare. Il ciclismo e la corsa divennero presto i suoi soggetti preferiti. Ha ottenuto risultati di livello nazionale in ciascuna di queste due discipline.

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